CICLO DI VITA DELL’IVD: COME INTEGRARE PRESTAZIONI, RISCHIO E PMS – L’ESEMPIO
Il Regolamento (UE) 2017/746 (IVDR) ha introdotto un cambiamento nel modo in cui i dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVD) devono essere progettati, documentati e mantenuti sul mercato. Uno dei punti più delicati, e spesso sottovalutati, è la capacità di collegare in modo coerente la valutazione delle prestazioni, la gestione del rischio e le attività di sorveglianza post-commercializzazione (PMS e PMPF) lungo tutto il ciclo di vita del dispositivo. Spesso questi elementi vengono trattati come documenti separati e sviluppati in momenti diversi creando disallineamento, quando, invece, viene richiesta coerenza, tracciabilità e aggiornamento continuo tra essi. L’IVDR non introduce formalmente un “life cycle model” unico, ma distribuisce i requisiti lungo tutto il ciclo di vita del dispositivo, dalla definizione dell’uso previsto fino alla sorveglianza post-market. Possiamo schematizzare il ciclo di vita di un IVD in cinque fasi tra loro dipendenti; infatti, le decisioni prese all’inizio hanno effetti diretti su PMS, PMPF, PSUR e sugli aggiornamenti della documentazione tecnica:
Prima di vederne l’integrazione, una breve introduzione su prestazioni, rischio e sorveglianza post-commercializzazione (PMS).
La valutazione delle prestazioni non è un capitolo della documentazione tecnica, ma il fondamento scientifico del dispositivo. Le prestazioni si articolano in tre dimensioni: validità scientifica, prestazioni analitiche e prestazioni cliniche. Questi elementi devono essere coerenti con l’uso previsto, giustificati con dati adeguati e aggiornabili nel tempo.
Errore comune: trattare la valutazione delle prestazioni come un’attività “one-shot”, da completare prima della marcatura CE. In realtà, le prestazioni devono essere confermate e monitorate anche dopo la commercializzazione.
La gestione del rischio non deve essere esclusivamente a servizio della sicurezza del paziente. Il rischio è strettamente legato anche a rischio di prestazione insufficiente, rischio di risultati falsi positivi o falsi negativi e rischio clinico derivante da un uso improprio dell’informazione diagnostica. Questo significa che i pericoli identificati nel documento di gestione del rischio devono riflettersi nelle prestazioni dichiarate, che le misure di controllo del rischio devono essere verificate con dati di prestazione e che le prestazioni devono dimostrare di ridurre il rischio ad un livello accettabile. Si avverte subito come prestazioni e rischio siano facce della stessa medaglia.
La sorveglianza post-commercializzazione (PMS) non è una mera raccolta passiva di reclami, ma è un “sistema nel sistema di gestione” che deve essere:
Il sistema di sorveglianza post-commercializzazione deve permettere di rispondere a domande quali:
Il collegamento tra pre-market e post-market è rappresentato dal PMPF (Post-Market Performance Follow-up). Il PMPF serve a confermare le prestazioni cliniche nel contesto reale, raccogliere dati aggiuntivi su popolazioni diverse e verificare assunzioni fatte in fase pre-market. Non è obbligatorio per tutti gli IVD, ma deve sempre essere valutata e giustificata la sua non applicabilità. Errore tipico: dichiarare “PMPF non applicabile” senza una giustificazione scientifica robusta.
Arriviamo così alla integrazione pratica. Durante un’analisi documentale, condotta anche in autonomia, occorre cercare sia i documenti in quanto evidenze oggettive, sia l’esistenza di una loro coerenza trasversale. Esempi di coerenze ricercate possono essere:
Vediamo un esempio pratico di integrazione tra prestazioni, rischio e PMS. L’esempio riportato ha finalità esclusivamente illustrative ed è stato elaborato come caso fittizio a scopo didattico. Non si riferisce a dispositivi reali, prodotti commercializzati, produttori specifici né a situazioni cliniche o regolatorie effettive. Qualsiasi riferimento a prestazioni, rischi, dati clinici o attività di sorveglianza post-commercializzazione è da intendersi puramente esemplificativo e non rappresenta valutazioni tecniche o regolatorie su dispositivi esistenti.
IVD: Test immunologico per la rilevazione qualitativa di un biomarcatore infettivo
Prestazioni dichiarate
Uso previsto: Test immunologico qualitativo destinato alla rilevazione del biomarcatore X in campioni di siero umano, a supporto della diagnosi dell’infezione Y. Prestazioni cliniche dichiarate: Sensibilità clinica: ≥ 95% eSpecificità clinica: ≥ 97%. Questi valori sono supportati da studi pre-market, letteratura scientifica e dati analitici di validazione.
Dalle prestazioni dichiarate derivano rischi clinici diretti, vediamo un esempio di pericolo identificato:
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Pericolo |
Situazione pericolosa |
Danno potenziale |
Collegamento con le prestazioni |
Misure di controllo del rischio |
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risultato falso negativo |
paziente infetto non identificato |
ritardo diagnostico e terapeutico |
Un falso negativo è direttamente correlato alla sensibilità clinica Il rischio è accettabile solo se la sensibilità dichiarata è mantenuta nel tempo |
Definizione di un valore minimo accettabile di sensibilità Chiare istruzioni IFU su limiti del test Addestramento dell’utilizzatore |
Quindi, il rischio “dipende” dalle prestazioni.
Integrazione nel PMS Plan
Ora entra in gioco la Post-Market Surveillance. Nel PMS Plan, il Fabbricante definisce indicatori specifici legati proprio a quel rischio e attività mirate per misurare gli indicatori. Indicatori (KPI) di PMS:
attività mirate:
Il sistema di sorveglianza post-commercializzazione (PMS) non raccoglie dati a caso, ma verifica se le prestazioni reali restano coerenti con quelle dichiarate.
PMPF come ponte
Supponendo che il dispositivo sia di classe C o D o utilizzi biomarcatori emergenti o sia basato su assunzioni cliniche limitate, il Fabbricante pianifica un PMPF mirato per:
Ci possiamo trovare in uno scenario in cui tutto è coerente e quindi la PMS conferma sensibilità ≥ 95% e non abbiamo un trend negativo, pertanto non si richiede una specifica azione correttiva e si conferma il claim. Oppure, i nostri indicatori ci informano su un aumento di falsi negativi in una specifica popolazione. Ecco che scatta la gestione integrata del sistema. È necessario introdurre delle azioni come, ad esempio, aggiornamento risk management, limitazione dell’uso previsto, revisione IFU o aggiornamento valutazione delle prestazioni, garantendo la coerenza tra prestazione dichiarata, rischio e risultati del PMS.
In conclusione, implementando un “sistema” e non creando dei “documenti”:
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